mercoledì 9 novembre 2016

Salutiamo il professor Umberto Veronesi

L'oncologo aveva 90 anni. Una vita spesa a combattere il cancro con impegno e due parole d'ordine: ricerca e laicità. E poi le altre battaglie: quella per l'eutanasia, per la cultura scientifica, per l'alimentazione vegetariana.
Veronesi era un chirurgo, e l'oncologia italiana nasce con lo sguardo limpido di chi è abituato a vedere ed estirpare. E' l'unica branca della nostra medicina che nasce "all'americana" grazie a lui (a Pietro Bucalossi e Gianni Bonadonna). Nasce e cresce attorno all'Istituto dei tumori di Milano, il vero tempio, da cui poi sono partiti i suoi allievi per diffondere il metodo in tutta Italia. Nasce col grande salto delle sperimentazioni degli anni Settanta del secolo scorso. A chi si chiede oggi perché mai gli americani vennero qui a sperimentare la cosiddetta terapia adiuvante per il carcinoma della mammella (la procedura di dare farmaci dopo l'intervento che ha salvato milioni di donne nel mondo) portando i loro dollari a Milano, gli storici danno una sola risposta plausibile: perché negli Usa i chirurghi non volevano farlo, non volevano condividere le pazienti coi chemioterapisti e tantomeno trattarle con quei farmaci così pesanti. In Italia, a Milano, gli americani trovarono un oncologo che lavorava come loro (Gianni Bonadonna), e un grande chirurgo che capì per primo al mondo che il cancro si combatte in equipe. E si vince con la ricerca.

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